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Fabia Tonazzi

A TU PER TU CON ALESSANDRO DI CAVIO, autore del libro “VITA ACIDA” (casa editrice il seme bianco)

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Che strano titolo, questo libro! Chiediamo al nostro autore  di oggi, Alessandro Di Cavio…

Come mai ha scelto proprio “Vita acida”?

 La vita è acida, chimicamente parlando!E per me in particolar modo vuol dire una vita avariata, marcia con un sapore, pungente, forte che non ti dà tregua né serenità. E per me, questo lo è stato fin da piccolo, fin
da quando ho scoperto, all’età di sei anni, le mie “vere” origini familiari; dalla rivelazione della mia “vera” madre, ad un padre mai conosciuto: tutto nasce da lì.  Acida è questa vita che ancora oggi mi perseguita, non mi permette di distrarmi, rimanendone impregnato.

Possiamo definirlo un  “romanzo  autobiografico? “

È romanzato per certi versi e autobiografico per altri, ma fortemente vero e vissuto per come lo racconto. Ci sono degli allacci, se così si può dire, che ho dovuto fare per seguire una linea di lettura che altrimenti non ci sarebbe stata, con riferimento a date, a nomi e ruoli di persone vere ma che hanno vissuto in un contesto diverso, oppure creati da me per parlare attraverso il libro di realtà scomode che ho conosciuto viaggiando e vivendo. Ogni qualvolta partivo da un posto, o ne facevo ritorno, mi trovavo graffi dentro il mio spirito tali da cambiarmi profondamente, divenendo ciò che sono oggi. I luoghi invece sono reali, da me realmente vissuti in quei periodi.

Chi erano i suoi amici?

Dipende, in considerazione dell’età che avevo, del quartiere che frequentavo o della città in cui vivevo. Ma più che amici direi compagni di una certa vita vissuta di espedienti, esperienze e situazioni che si potevano creare durante una giornata o in una notte, oppure saltuariamente; ci si poteva frequentare per un lasso di tempo, per poi finire tutto in un attimo così come era iniziato. Questi erano i miei amici.

 

Quali sono le esperienze “migliori” che la vita le ha regalato?

Che devo dire, non saprei da dove partire. Posso parlare di me stesso non per chi frequentavo nel periodo a cui mi riferisco nel libro. Se guardo la mia vita, la donna è la protagonista. Ho iniziato con due madri; ho avuto più amiche che amici, amicizie femminili che divenivano le mie compagne per poi ritornare amiche: ho solo un rammarico, non aver mai trovato quella giusta complicità che mi sarei aspettato, specialmente da donne molto intelligenti, mah! Forse non ero il loro tipo. Nel mio ambiente lavorativo la donna era il punto di riferimento, l’ho conosciuta in tutte le sue peculiarità.

 

Data questa esperienza, cosa pensa del mondo femminile?

Il mondo femminile è stato per me come una iniziazione, e in questo mondo parallelo ci si può entrare e conoscerlo solo se lei, la donna, vuole. Esperienze che hanno lasciato un segno indelebile sono quelle che ho vissuto nei miei viaggi, spinto dalla curiosità di conoscere altre culture, popoli con abitudini e necessità diverse nel quotidiano, con una storia e trascorsi personali completamente differente dal mio.

 

Quanto è stato determinante per te viaggiare?

Viaggiando incontravo spesso persone che mi raccontavano dal loro punto di vista la società in cui vivevano e in quel modo venivo a conoscenza di un mondo che non era rappresentato da nessuna informazione televisiva, cercando di capire, per quello che potevo e per il tempo a disposizione che avevo, allora come oggi, quante sfumature ha la vita.

 

Il tuo rapporto con la sperimentazione e con la dipendenza, hai mai usato droghe tra un viaggio e un altro?

Nella mia vita, e anche durante i viaggi, ho conosciuto le droghe e ne ho fatto uso: più che altro per una crescita individuale, cercando con esse di alterare la realtà che stavo vivendo perché forse non l’accettavo. Alcune volte prendevo droghe più pesanti, tipo acidi, lsd o pejote, che mi consentivano di entrare in una dimensione alterata della realtà, non per “sballarmi” senza capire niente: no, non era questo il mio intento. Ma le assumevo con la cognizione di poter sbirciare da finestre che si affacciavano dentro realtà diverse, più complesse; volevo vivere tutto ciò perché in quegli anni in certi ambienti che frequentavo, diciamo fricchettoni, c’era forte attenzione nei confronti della cultura psichedelica, basata su una letteratura di nomi illustri come Timothy Leary, Abbie Hoffman, Aldous Huxley, Alan Watts, Carlos Castaneda. Questi sono solo alcuni nomi di scienziati e scrittori, persone
leggendarie della cultura dell’acido di quegli anni; lo stesso avveniva anche nella musica con band leggendarie come Pink Floyd, Tangeri Dream, Jim morrison dei The Doors, Led Zeppelin. Tutto questo ha profondamente influenzato la percezione che avevo ed ho della realtà. Cito Aldous Huxley in un suo libro o Jim Morrison in un suo brano:

“SONO LE PORTE DELLA PERCEZIONE CHE CI DIVIDONO DALLA VERA REALTÀ, NESSUNO USCIRA’ VIVO DA QUI…”

 

Cosa l’ha portata a trasferirsi a Londra?

Venivo da un periodo in cui mi sentivo realmente soffocare, qualsiasi cosa io facessi o in qualsiasi luogo andassi, c’era una Roma bigotta, borghese, pedante, radical chic, che viveva, e continua a vivere la vita a mio avviso in modo aberrante, blasonata. La maggior parte delle persone in questione erano, e sono, figli di papà, cioè belli fuori ma vuoti dentro,arrogandosi il diritto di imporre il loro punto di vista su tutti: come allora anche oggi è così, non è cambiato niente.

Bene, questa aria “pesante” mi fece prendere la decisione di trasferirmi a Londra; volevo andarmene da una vita acida. Acida era la vita che vivevano i movimenti punk a Londra dove spesso si esibivano strimpellando brani striduli, acidi, a Camden Town negli anni 80, così come faceva Nina Hagen, che follemente, nel bel mezzo della sua esibizione, allargava le gambe e urinava nei suoi boots. Me ne ero andato in un paese meritocratico dove si occupa un posto di lavoro non perché si conosce qualcuno, ma per merito; dove i mass media sono meno invadenti e non ti martellano il cervello con cazzate; dove la pubblicità non si rivolge a te come se avessi 6 anni, ma come cittadino. Londra fu un luogo non luogo, come trovarsi in un limbo. A Londra mi partorii per rinascere con la mia nuova identità,
che nessun altro poteva impormi, senza prima chiedermi se fossi d’accordo. Giorno dopo giorno creavo il mio io.

 

Quale è il messaggio racchiuso in questo libro?

Spero che diventi come il cavallo di Troia, e che le parole uscite dal ventre possano comunicare certe
verità scomode al “sistema”, che solo chi sa leggere tra le righe può comprendere.

 

Come vive oggi Alessandro Di Cavio?

Oggi sono divenuto più consapevole delle mie fragilità come uomo. Cito una mia poesia, che è forse più rappresentativa di qualsiasi altra parola io possa dire.
“Guardo le mie mani con stanchezza, mani che scavano, mani che si feriscono con mille perché, mani gonfie e dolenti per il tempo trascorso a stringere le mie radici divenute folli nel girovagare le vite altrui e non trovare un pezzo di terra per specchiarsi. Nelle mie vene scorre un sangue dal colore dell’arcobaleno, il destino vuole che io interpreti la vita solo alcuni attimi, giusto il tempo di sbirciare sguardi curiosi ma sufficienti per vivere come un poster d’appendere alla parete della memoria. La mia coscienza mi bisbiglia all’orecchio frasi sconnesse, dice che lei dopo tutto è il frutto di una notte di sesso.” 

 

Contatti:

Pagina Facebook: vita acida

 

Biografia

Alessandro Di Cavio, nato a Roma nel 1962, vive attualmente in un piccolo paese che si affaccia sul lago di Bracciano. Artigiano, svolge la sua professione da oltre 30 anni con forte impegno ed esigente passione. Il grande amore per la lettura, senza preclusione di genere, costituisce per lui una guida per meglio comprendere la voce della vita, che sussurra ed altre volte grida, rivelando sentieri da percorrere con la mente dentro lo spazio-temporale della conoscenza. I libri, strumenti vivi per lui indispensabili, unitamente con la disciplina del mestiere che svolge con devozione, gli hanno permesso nel tempo di cogliere i dettagli nascosti negli angoli della mente, accettando e condividendo di esserne un interprete sincero, che si esprime alcune volte con la gestualità delle mani ed altre con la versatilità del pensiero.
Oggi, divenuto consapevole di questa coesione di percezioni che convivono in lui, ha scelto che per una volta fosse la mente ad esprimersi scrivendo il suo primo Libro “Vita Acida” lasciando ferme le proprie mani.

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Fabia Tonazzi

STROZZAPRETI CON SUGO DI BRACIOLA DI SUINO E FUNGHI PORCINI

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Vi piacciono gli strozzapreti? Ecco come di consueto la ricetta della domenica con la nostra amica e foodblogger Ramona Allegri. 😉

INGREDIENTI:

un filo d’olio extravergine d’oliva

una braciola di maiale

uno spicchio d’aglio

due funghi porcini freschi tagliati a fette

300 ml passata di pomodoro

Qb sale e pepe

Procedimento:

pulire i funghi porcini e tagliarli a fette sottili, tagliare a cubetti la braciola e lasciare l’osso intero. Aggiungere un filo d’olio extravergine d’oliva intenso nella padella, versarci i funghi, la braciola e l’osso della braciola e uno spicchio d’aglio.
Far rosolare il tutto per alcuni minuti poi aggiungere la passata di pomodoro, salare, pepare e mettere il coperchio. Lasciare cuocere per 20 minuti a fiamma media mescolando di tanto in tanto. Nel frattempo mettere a bollire abbondante acqua con due prese di sale grosso per la pasta, quando bolle versate gli strozzapreti e lasciateli cuocere 13-15 minuti. (controllate sempre l’orario consigliato nella busta) e poi una volta pronti scolateli, conditeli e impiattate. BUON APPETITO!

L’ ASPETTO DOVREBBE ESSERE PIU’ O MENO QUESTO, in caso contrario contattate ramona! 😉 anche per oggi e’ tutto, passo e chiudo da passionevera.it

strozzapreti sugo di braciola e funghi porcini

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Fabia Tonazzi

Celeste Caramanna ci racconta chi è

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Celeste Caramanna è su Passionevera.it “Hilarious” è il suo ultimo singolo

 

Celeste Caramanna in tre pregi e tre difetti, hobbys e di cosa ti occupi.

Difetti: 1. Sono distratta dalle cose che non mi interessano, 2. Quando ho sonno non riesco ad evitarlo, semplicemente dormo…, 3. Non mi piace tanto parlare

Pregi: 1. Sono una persona serena e tranquilla, 2. Sono molto concentrata e attenta ai dettagli in quello che mi piace fare, 3. Sono una persona allegra e sorridente

Io non ho un vero e proprio hobby, la maggior parte del mio tempo é occupato dalla musica… però mi piace passeggiare e osservare, mi piace guardare le persone, posti diversi… mi rilassa… ma non é proprio un hobby.

Io mi occupo di musica, il mio tempo é musica… amo creare melodie, testi di un brano, crearlo dal nulla e poi dargli una forma… amo prepararmi per uno spettacolo, provare con la mia band, creare un determinato tipo di suono…

Celeste il tuo rapporto con il tuo lavoro, ti piace quello che fai? Per te è una passione vera o ti sei adattato al contesto in cui vivi?

Cantare per me non è solo una passione ma un’esigenza mia… per me non c’è lavoro più bello di questo… Io non riesco ad immaginarmi in un altro contesto diverso da questo, non potrei…

Quali ostacoli, se ci sono stati, hai sperimentato durante il percorso e come li hai superati? Cosa diresti a chi comincia un percorso come il tuo. Quanto è stata importante per te la passione che hai messo in quello che stavi realizzando.

Credo di aver avuto problemi normali, che vive chiunque scelga di fare questo percorso abbia avuto… ci sono tante persone che parlano, dicono, si oppongono, pretendono, tentano di farti sviare,… ma in realtà bisogna saper discernere tutte queste voci e andare avanti senza fermarsi… alla fine ciò che conta è la tua voce… non quella degli altri… penso che bisogna credere nelle proprie scelte e portarle avanti, poi confrontarsi con quello che ci circonda… più si va avanti, più bisogna fare delle scelte, e più diventa difficile…  ma cosa non lo é? Qualsiasi cosa si sceglie di fare, è difficile…

Senza passione non so come possa essere… Con passione già é molto complicato… la passione é il motore che muove tutto…

Non credo di essere nelle condizioni di consigliare le persone che vogliono seguire questa strada… e se avessi dovessi dare un consiglio o se altri dovessero dare un consiglio, non seguirlo… non credere in quello che non hai vissuto tu stesso… le esperienze sono uniche ed esclusive…

Celeste Caramanna il tuo rapporto con la vita, il tuo motto, le tue credenze.

Io credo prima di tutto nel motto “vivi e lascia vivere”, in primis parto da questo… mi piace la tranquillità, mi piace stare con le persone che amo, non mi piace la falsità, non mi piace la verità assoluta, capisco chiaramente che la vita é molto complessa, non si può banalizzare…. 

Credo in Dio… la mia vita è stata sempre guidata da lui, io credo in questo fermamente… è lui che mi accompagna sempre ed è lui la ragione per cui io sono felice…

Il tuo idolo, c’è qualcuno a cui ti ispiri per realizzare la tua vita?

Ho tanti riferimenti artistici, di vita, sociali, familiari, ecc… ma non ho idoli… l’idolatria per me é una cosa pericolosa, dove molte volte si può perdere la ragione, la consapevolezza e la sanità in funzione di adorare un personaggio…

Il libro, l’opera d’arte, o  la trasmissione televisiva/ radiofonica  (ecc…) più famosa che avresti voluto realizzare tu

Teatro 10 – dal 1964 al 1972. La trasmissione televisiva realizzata al Teatro delle Vittorie a Roma. Da lì sono passati grandi della musica italiana e internazionale: Mina, Elis Regina, James Brown, Domenico Modugno, Lucio Battisti, i Bee Gees, e tanti altri… ha avuto anche in un determinato periodo come conduttori Alberto Lupo e Mina insieme.

La tua citazione famosa preferita

Friedrich Nietzsche : “Senza musica la vita sarebbe un errore”

Il tuo ultimo “successo”lavorativo, affettivo, quanto è il frutto della tua spontaneità ed esperienza e quanto invece è il risultato  di fattori esterni

Riferendomi proprio adesso a questo contesto folle che stiamo vivendo durante quest’anno, il mio lavoro è stato fortemente impattato, la mia vita personale é stata anche fortemente impattata e il risultato del mio ultimo lavoro ha tanto di questo contesto e di questa interferenza esterna, però é stata l’esperienza vissuta dentro che ha prodotto la forza per trasformare tutto quello che stava succedendo in una espressione, il mio modo di esprimermi, in maniera cantata e musicata. Non saprei quantificare.

Prossimi eventi

Ci sarà lo showcase per il lancio di “Antropofagico III”, la pubblicazione di “antropofagico  III”  in tutte le piattaforme digitali, la promozione di questo lavoro in tutti i mezzi di comunicazione e diversi concerti che si confermeranno dentro questo contesto, secondo quello che verrà permesso o no.

Contatti

Celeste Caramanna, esce con un brano che racconta la sua voglia di leggerezza e spensieratezza, a seguito del periodo di grande tensione legato agli eventi ormai noti di questo 2020. Il singolo è il primo estratto da “Antropofagico III”, Ep prodotto artisticamente da Tony Brundo e Lele Gambera, terzo appartenente al trittico “Antropofagico”.

Il progetto musicale nel complesso si suddivide in tre Ep (costituti da 4 brani ciascuno tranne “Antropofagico III” fatto di 5). I tre tasselli presentano mondi sonori differenti: il primo (uscito a giugno 2019) ha una matrice brasiliana, il secondo (settembre 2019) ha influenze funk, soul e pop. Il terzo e ultimo, fuori dal 23 ottobre 2020, raccoglie tutte le influenze e gli stili che affascinano l’artista, rimescolati secondo la sua arte e la sua personalità. Il termine “Antropofagico” (Anthropos – Fagei) fa riferimento al desiderio di “divorare” ciò che viene da fuori per poi assimilarlo, processarlo e inglobarlo, per dare origine a quello che può diventare unico e proprio – «portare l’esterno dentro di noi» – conclude l’artista.Etichetta: Offline Artistic Production s.r.l.s.Radio date: 23 ottobre 2020

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Fabia Tonazzi

“HAIKU” (Il Falò edizioni)RITA CERIMELE CI PRESENTA IL SUO ULTIMO CAPOLAVORO

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Eccoci qui cari lettori di passionevera.it Avete mai sentito parlare di Haiku? Oggi sul sito abbiamo l’intervista completa alla scrittrice Rita Cerimele che ci racconterà un pò chi è e come nasce il suo ultimo libro

Chi sei e di cosa ti occupi, come nasce l’amore per la scrittura e in particolar modo per l’Haiku

  • Mi definirei una donna eclettica, amante della natura, moglie e madre di due splendidi figli. Lavoro come consulente nell’azienda di mio marito che si occupa di progettazione di sistemi a microprocessore. La passione per la scrittura risale alla mia adolescenza. Iniziai a scrivere poesie a 12 anni fino ai 20 quando mi trasferii a Torino per lavorare. Fu mia figlia che trovò il volume rilegato coi fogli dattiloscritti a suggerirmi di continuare. Così dalla poesia sono passata a racconti brevi, favole, filastrocche, rubriche e articoli pubblicati su Internet. L’amore per lo haiku è esploso nel 2012. Da quel momento la curiosità verso tale forma poetica è cresciuta a dismisura. Ho coltivato questo interesse documentandomi sul Giappone attraverso i libri non essendoci ancora stata.    

L’haiku in due parole, in che modo ne sei rimasta affascinata

  • Lo haiku è una piccola poesia priva di titolo, di rima, di soggetto. È l’interfaccia del mondo naturale in 17 sillabe: 5/7/5. Scrivo haiku dal 2012 e ho ancora molto da imparare perché questa forma poetica è ciclica, in continuo divenire. Ecco, questo è il fascino che le 17 sillabe hanno su di me: senza una connessione profonda con la Natura non potrei scriverli.

Spesso tutti pensano di saper fare o realizzare l’haiku ma non sempre è cosi, che cosa è davvero l’haiku?

  • Vero. Non basta la divisione in sillabe per scrivere haiku. Bisogna rinunciare a un ego ingombrante, spogliarsi dei fronzoli, lasciare fuori dalla porta i metalli pesanti che legano alla vita. Se si riesce a fare ciò, a far parlare il Sé superiore, a dare voce anche alle piccole e insignificanti creature della terra, a mettersi da parte per far parlare loro si potrebbe pensare di essere uno haijin, uno scrittore  di haiku. Se non si fa questo non si scrive un haiku, si scrive una poesia breve.

Cosa diresti a chi si avvicina per la prima volta al mondo haiku?

  • Il mio maestro di pittura Sumi-e mi diceva che dovevo diventare il bambù per dipingere un bambù. Quindi tanto, tantissimo esercizio. Riempivo fogli e fogli fino a ottenere in un’unica pennellata la perfezione del fusto. Poi si passava ai nodi, ai rami, alle foglie… A chi si avvicina per la prima volta allo haiku? Direi di andare per gradi. Entrare in empatia con Madre Natura. Di documentarsi perché troverà un mondo meraviglioso. Un mondo che potrebbe anche cambiargli la vita.

Quale è l’autore che hai citato nel tuo ultimo libro a cui sei più affezionata e perché?

  • Matsuo Bashō, massimo poeta giapponese vissuto nel periodo Edo. Per lui, e se posso umilmente permettermi, per noi, cantare la natura per essere un tutt’uno con l’animo umano cogliendone un’esperienza diretta è dare «Parola alla luce nella quale s’intravede qualcosa prima che scompaia dalla mente». Nel libro ho inserito un duetto poetico proprio col grande maestro. Sarei curiosa di sapere cosa ne pensa…

Quanto influisce la passione nei tuoi libri? Il libro che avresti voluto scrivere tu e perché

  • La passione è il cuore pulsante della parola scritta. Quando inizio a scrivere sono nel mio spazio sacro. Ho smesso di usare il computer a casa perché a ora di cena marito e figli trovavano il tavolo pieno di fogli, libri, i due gatti osservavano ciotole vuote…  e io stavo litigando col personaggio che si rifiutava di fare quello che volevo. Quindi la passione è il motore che alimenta la mia voglia di scrivere. Il libro che avrei voluto scrivere? “Nel cuore di Yamato”di Aki Shimazaki. Nella pentalogia, la scrittrice dà vita a personaggi che rimangono nella memoria. Nelle sue pagine fa vivere i sentimenti profondi e contraddittori del Giappone. Usa una scrittura fotografica nell’essenziale evocazione di fiori e piante dal valore simbolico, del cielo e della natura, con un tributo all’amore inatteso e sorprendente nella sua totalizzante bellezza, si chiude nel cuore dello Yamato,  perché in uno dei racconti la forma del Giappone somiglia a due libellule che si accoppiano. Tutti elementi condivisibili con la poetica haiku.  

La tua musa ispiratrice

  • Madre Natura nella ciclicità delle stagioni, nella danza degli elementi, nella sua forza riparatrice a ogni azione distruttrice. Mi perdo e mi ritrovo nelle sua contemplazione: il soffio del vento, la carezza dell’acqua, il calore del fuoco, l’accoglienza della terra, l’elevazione dello spirito.

Contatti:

https://www.facebook.com/rita.cerimele

https://ilfaloeditore.com/

Se volete leggere altri articoli simili: https://www.passionevera.it/enrico-caruso-e-le-sue-provocazioni-minime-cosa-sono/

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