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Fabia Tonazzi

“HAIKU” (Il Falò edizioni)RITA CERIMELE CI PRESENTA IL SUO ULTIMO CAPOLAVORO

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Eccoci qui cari lettori di passionevera.it Avete mai sentito parlare di Haiku? Oggi sul sito abbiamo l’intervista completa alla scrittrice Rita Cerimele che ci racconterà un pò chi è e come nasce il suo ultimo libro

Chi sei e di cosa ti occupi, come nasce l’amore per la scrittura e in particolar modo per l’Haiku

  • Mi definirei una donna eclettica, amante della natura, moglie e madre di due splendidi figli. Lavoro come consulente nell’azienda di mio marito che si occupa di progettazione di sistemi a microprocessore. La passione per la scrittura risale alla mia adolescenza. Iniziai a scrivere poesie a 12 anni fino ai 20 quando mi trasferii a Torino per lavorare. Fu mia figlia che trovò il volume rilegato coi fogli dattiloscritti a suggerirmi di continuare. Così dalla poesia sono passata a racconti brevi, favole, filastrocche, rubriche e articoli pubblicati su Internet. L’amore per lo haiku è esploso nel 2012. Da quel momento la curiosità verso tale forma poetica è cresciuta a dismisura. Ho coltivato questo interesse documentandomi sul Giappone attraverso i libri non essendoci ancora stata.    

L’haiku in due parole, in che modo ne sei rimasta affascinata

  • Lo haiku è una piccola poesia priva di titolo, di rima, di soggetto. È l’interfaccia del mondo naturale in 17 sillabe: 5/7/5. Scrivo haiku dal 2012 e ho ancora molto da imparare perché questa forma poetica è ciclica, in continuo divenire. Ecco, questo è il fascino che le 17 sillabe hanno su di me: senza una connessione profonda con la Natura non potrei scriverli.

Spesso tutti pensano di saper fare o realizzare l’haiku ma non sempre è cosi, che cosa è davvero l’haiku?

  • Vero. Non basta la divisione in sillabe per scrivere haiku. Bisogna rinunciare a un ego ingombrante, spogliarsi dei fronzoli, lasciare fuori dalla porta i metalli pesanti che legano alla vita. Se si riesce a fare ciò, a far parlare il Sé superiore, a dare voce anche alle piccole e insignificanti creature della terra, a mettersi da parte per far parlare loro si potrebbe pensare di essere uno haijin, uno scrittore  di haiku. Se non si fa questo non si scrive un haiku, si scrive una poesia breve.

Cosa diresti a chi si avvicina per la prima volta al mondo haiku?

  • Il mio maestro di pittura Sumi-e mi diceva che dovevo diventare il bambù per dipingere un bambù. Quindi tanto, tantissimo esercizio. Riempivo fogli e fogli fino a ottenere in un’unica pennellata la perfezione del fusto. Poi si passava ai nodi, ai rami, alle foglie… A chi si avvicina per la prima volta allo haiku? Direi di andare per gradi. Entrare in empatia con Madre Natura. Di documentarsi perché troverà un mondo meraviglioso. Un mondo che potrebbe anche cambiargli la vita.

Quale è l’autore che hai citato nel tuo ultimo libro a cui sei più affezionata e perché?

  • Matsuo Bashō, massimo poeta giapponese vissuto nel periodo Edo. Per lui, e se posso umilmente permettermi, per noi, cantare la natura per essere un tutt’uno con l’animo umano cogliendone un’esperienza diretta è dare «Parola alla luce nella quale s’intravede qualcosa prima che scompaia dalla mente». Nel libro ho inserito un duetto poetico proprio col grande maestro. Sarei curiosa di sapere cosa ne pensa…

Quanto influisce la passione nei tuoi libri? Il libro che avresti voluto scrivere tu e perché

  • La passione è il cuore pulsante della parola scritta. Quando inizio a scrivere sono nel mio spazio sacro. Ho smesso di usare il computer a casa perché a ora di cena marito e figli trovavano il tavolo pieno di fogli, libri, i due gatti osservavano ciotole vuote…  e io stavo litigando col personaggio che si rifiutava di fare quello che volevo. Quindi la passione è il motore che alimenta la mia voglia di scrivere. Il libro che avrei voluto scrivere? “Nel cuore di Yamato”di Aki Shimazaki. Nella pentalogia, la scrittrice dà vita a personaggi che rimangono nella memoria. Nelle sue pagine fa vivere i sentimenti profondi e contraddittori del Giappone. Usa una scrittura fotografica nell’essenziale evocazione di fiori e piante dal valore simbolico, del cielo e della natura, con un tributo all’amore inatteso e sorprendente nella sua totalizzante bellezza, si chiude nel cuore dello Yamato,  perché in uno dei racconti la forma del Giappone somiglia a due libellule che si accoppiano. Tutti elementi condivisibili con la poetica haiku.  

La tua musa ispiratrice

  • Madre Natura nella ciclicità delle stagioni, nella danza degli elementi, nella sua forza riparatrice a ogni azione distruttrice. Mi perdo e mi ritrovo nelle sua contemplazione: il soffio del vento, la carezza dell’acqua, il calore del fuoco, l’accoglienza della terra, l’elevazione dello spirito.

Contatti:

https://www.facebook.com/rita.cerimele

https://ilfaloeditore.com/

Se volete leggere altri articoli simili: https://www.passionevera.it/enrico-caruso-e-le-sue-provocazioni-minime-cosa-sono/

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Fabia Tonazzi

Lovesick Duo: “All Over Again” è il loro l’ultimo singolo

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Lovesick Duo ci stupiscono con una novità-“All Over Again” è il titolo del nuovo singolo dei Lovesick Duo, in radio e sugli stores a partire da oggi, venerdì 4 dicembre.

Il brano segna il ritorno del duo rock’n’roll e western swing, formato da Paolo Roberto Pianezza e Francesca Alinovi.

I Lovesick Duo dichiarano:

«“All Over Again” parla di un classico tema dell’intramontabile musica rock’n’roll anni ’50: il tipo belloccio che ci prova con tante ragazze. Il brano è carico di energia, cori, chitarra e contrabbasso slap.

Abbiamo scelto questo singolo perché è carico di energia ed è anche la title-track, nonché la prima traccia del nuovo album che uscirà all’inizio del 2021.

Ci piaceva l’idea di trascinare l’ascoltatore nel nostro mondo fin dall’inizio del disco. È una canzone che parla di amore, descritto con leggerezza e tanta vitalità».

Paolo Roberto Pianezza e Francesca Alinovi sono i Lovesick Duo, un progetto musicale nato nel 2015 a Bologna, le cui radici attingono dall’atmosfera e dalla musica americana country, rock’n’roll e western swing anni ’40 e ’50.

Il duo nasce nel 2015 e ad oggi conta tre album autoprodotti: “Lovesick Duo” (2015), “The New Orleans Session” (2017), “La valigia di cartone” (2018) e diversi singoli pubblicati tra il 2019 e il 2020.

All’inizio del 2020 uscirà il quarto album dal titolo “All Over Again”.

I due musicisti, entrambi polistrumentisti, hanno allargato il loro parco strumenti con i quali si accompagnano abitualmente.

Paolo, oltre alla chitarra elettrica, acustica e semiacustica, suona anche la lap steel a manico singolo e doppio, chitarra resofonica e dobro.

Francesca, oltre ad aver perfezionato la tecnica slap al contrabbasso, ha introdotto l’uso di una percussione incorporata al contrabbasso chiamata brush pad che le permette di segnare il tempo con una spazzola per batteria.

In cinque anni di attività sono stati invitati a suonare in tutta Italia, Europa, Usa (New Orleans, Nashville, New York City) in contesti di Festival, Club, feste pubbliche e private.

Hanno superato la media di oltre 120 concerti l’anno.

Amati e seguitissimi dal proprio pubblico anche in ambito social, i Lovesick Duo mantengono costantemente aggiornata la loro pagina Facebook .
Ha oltre 96.000 followers e la loro pagina YouTube con oltre 7.000 iscritti al canale, totalizzando quasi 1.000.000 di ascolti.

Facebook:www.facebook.com/lovesickduo

Instagram:www.instagram.com/lovesickduo

YouTube:www.youtube.com/lovesickduo

Sito Web: www.lovesickduo.com

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Fabia Tonazzi

Le cose più belle esistono? Certo! L’artista “Sete” lo sa!

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“Le cose più belle” è il nome dell’ultimo singolo dell’artista SETE, nome d’arte della cantautrice romana Elisabetta D’aiuto


Il singolo “Le cose più belle” è uscito oggi, venerdì 4 dicembre.

Il brano, “Le cose più belle”, è disponibile sulle piattaforme di streaming e in digital download.

Di cosa parla il singolo?

 “Le cose più belle” è una conversazione con un’entità divina in cui il soggetto chiede una vita facile, senza difficoltà o problemi, in cui tutto fila liscio. Solo alla fine del brano si evince che proprio i momenti di sofferenza sono la catarsi della crescita interiore per una persona. Il tutto condito da sonorità acustiche ed elettroniche fuse insieme, l’elemento centrale è la chitarra acustica e tutto il resto gira intorno, su un ritmo incalzante.

La dichiarazione della cantante:

«È da moltissimo tempo che desideravo uscire con un singolo che mi potesse rappresentare come artista. Le cose più belle è un pezzo che non solo ha tanto di me del passato, avendo sempre suonato in giro chitarra e voce, ma mette subito in risalto lo sguardo rivolto al mondo della musica elettronica, del rap e della dance pop. Quello che è certo è che quando sento la mia musica mi piace anche ballare e vorrei riuscire a far arrivare questo anche a chi mi ascolta»

“Le cose più belle” è accompagnato da un videoclip in cui la contrapposizione di due mondi è l’elemento centrale, due facce di una stessa medaglia destinate a ricongiungersi perché l’una non può vivere senza l’altra e viceversa. 

Nella prima situazione c’è una persona abbandonata a se stessa in un posto dimenticato che rappresenta la sofferenza. A seguire compare subito la stessa ragazza che invece vive in una bolla di cristallo, alla quale tutto è dovuto. Sarà proprio lei nel corso del video a scegliere di uscire di casa e di andare a cercare la parte di sé che manca. 

Chi è  Elisabetta D’Aiuto, in arte SETE?

Elisabetta nasce a Roma nel 1991. Inizia a cantare, suonare la chitarra e a scrivere le sue prime canzoni sin da piccola. Dopo il liceo si laurea in canto Jazz al Conservatorio S. Cecilia di Roma e inizia a insegnare canto.

Elisabetta ha suonato con varie formazioni e in molti progetti musicali fino al 2019, anno in cui decide di iniziare un progetto solista.

Così nel 2020 nasce SETE e inizia la ricerca di un suo sound, fondendo generi diversi. Un progetto che spazia dal pop alla musica elettronica, al rap.

A livello geografico le sonorità non rimangono solo in Italia ma rincorrono anche il pop elettronico americano ed europeo.

Così SETE è un nome semplice, che sa di ricerca continua, di coraggio e di vita. È sete di verità. Contatti

 Instagram: https://www.facebook.com/setemusic91

Facebook: https://www.instagram.com/sete_music/

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Fabia Tonazzi

Chi sono i Love Ghost? Una band ai confini del rock con un po’ di hip hop

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Love Ghost è un gruppo alternative rock di Los Angeles(California, USA).

Love Ghost, solo un nome o molto di più?

I Love Ghost sono decisamente di più di un semplice nome…Che si tratti della loro canzone Emo / Trap “I’ll be “fine”(presente nella playlist ufficiale di Spotify “Alternative Beats”, con oltre 2 milioni di visualizzazioni su YouTube), del loro ibrido Rap/Hard Rock “Pillz (The Sky Is Falling)” (attualmente presente nella playlist ufficiale di Spotify” New Noise), o la loro cover punk del classico giapponese “Uewo Muite Arukō” (che cantano in giapponese, la canzone è stata inclusa nella playlist ufficiale di Pandora “New Punk Now”), la band si diverte a spingere i confini del rock con un po’ di hip hop.

Love Ghost

La band è stata formata dal frontman Finnegan Bell (chitarra e voce) quando aveva 13 anni. La formazione comprende anche Ryan Stevens (basso e voce), Samson Young (batteria e voce), Daniel Alcala (voce, chitarra) e Cory Batchler (tastiere e voce). La band ha suonato in Irlanda, Giappone ed Ecuador.

Alcune parole su “Closure”:

Closure è una canzone di rottura sul voler trovare la pace dopo una relazione interrotta. La canzone racchiude la rabbia del crepacuore e l’amarezza di andare avanti. Ryan e Finn hanno scritto i testi e l’intera band ha collaborato alla musica. I sentimenti della canzone sono riconducibili a tutti noi.

Video link: https://www.youtube.com/watch?v=YK5hi4gr3L8

web links:

Website: https://www.loveghost.com

Apple Music: https://music.apple.com/us/artist/love-ghost/345566313

Instagram: https://www.instagram.com/loveghost_official

YouTube: http://www.youtube.com/c/LoveGhost

Twitter: https://twitter.com/@LoveGhost_

Facebook: https://www.facebook.com/loveghost.official

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