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Antonio Clemente presenta i Confini del giorno

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Antonio Clemente, il cantautore, poeta e pittore di Castelvetrano, a distanza di quattro anni dal precedente album “Canzoni nel cassetto” (Etichetta Controrecords) torna sulla scena con la sua voce con l’album “I confini del giorno”, quarto lavoro in studio. La Stanza Nascosta Records.

“I confini del giorno”- spiega clemente- racconta una storia d’amore lunga circa dieci anni, riassunta, ipoteticamente e metaforicamente nell’arco di una giornata.


una notte tormentata e irrequieta vira verso una notte più serena, o forse solo più consapevole:

Sono quasi da intendersi come due notti ai confini del giorno . In senso figurato, rappresentano i limiti o gli ostacoli che incontriamo fuori e dentro di noi, nel cammino della vita.


l’alba, col suo bagaglio pieno di sogni, rappresenta una promessa, una crisi, un abbandono, un perdersi e cercarsi, una nostalgia e tramonto.

l’ora magica della riconciliazione con se stessi, con l’amore e col mondo. Infine, di nuovo la notte. E ricominciare.”

I confini del giorno è dedicato all’amore. denso, poetico ed esistenziale, dalle infinite sfumature, che albergano in uno spazio tempo dalla campitura fortemente allegorica.


Clemente costruisce con sapienza un’affascinante simbologia degli inizi, della fine e dell’eterno nella quale l’io biografico sembra arretrare, confluendo in un alfabeto
esistenziale condiviso, in perenne ridefinizione.

Official fb https://www.facebook.com/pittautore/
Official Ig: https://www.instagram.com/clemente_anto/?hl=it

Biografia di antonio clemente

  • Antonio Clemente è cantautore, poeta e pittore.
  • Ha all’attivo l’EP “Infinito”(Etichetta Videoradio, 2011) e gli album “Davvero”(Autoprodotto, 2012) e
  • “Canzoni nel cassetto”(Etichetta Controrecords, 2016).
  • Nel 2011 una sua poesia dal titolo “Mal d’Africa” viene inserita nell’antologia dei poeti italiani contemporanei “Haber Artem”, (Aletti Editore).
  • Ha pubblicato le raccolte poetiche “Fiori di strada” (Maremmi Editore) e “Terra di Nessuno” (Medinova,

2016).

“I confini del giorno” traccia per traccia: Antonio Clemente ci racconta come nascono

“I confini del giorno” (La Stanza Nascosta Records, 2020) è un concept album che nasce dalla necessità e dal desiderio di esprimere le intense e contrastanti emozioni .

Emozioni scaturite da una lunga e tormentata storia d’amore, ma che finisce per tradursi anche in una approfondita riflessione introspettiva, su se stessi e sul proprio modo di essere e di amare.

Quando ho raccolto le canzoni da registrare (composte tutte negli ultimi 15 anni) mi sono accorto che, messe in un certo ordine, effettivamente esse raccontavano una storia.

Poco importa se nello specifico -essendo io sempre molto autobiografico nella scrittura- la storia in questione è quella tra me e mia moglie…potrebbe essere la storia di chiunque.

Ad ognuna delle parti della storia corrisponde a una canzone, ma anche un preciso momento temporale, uno stato d’animo ed una particolare fase di un giorno solare.

E’ una storia lunga circa dieci anni riassunta, ipoteticamente e metaforicamente nell’arco  di una giornata. Da una notte tormentata a una più serena e consapevole.

I “confini del giorno” del titolo sono quindi le due notti poste all’inizio e alla fine della narrazione, ma in senso figurato anche tutti quei limiti o ostacoli che incontriamo fuori e dentro di noi, durante il cammino della vita.

Tutto parte da un’introduzione che evoca, come una voce fuori campo, un bisogno di pace e libertà interiore.

In (“Notturna”) una incalzante e sofferta notte diventa un vero e proprio stato d’animo.

“Svegliami” – la canzone volutamente più ermetica, graffiante e per certi versi politica del disco- descrive un delirante incubo.

Si continua con un risveglio e un “Buongiorno”, il mattino che dà il via al giorno e alla storia d’amore, in modo semplice e sognante.

Ne“I confini del mondo” (bossa nova – quasi title track del disco – in cui duetto proprio con mia moglie Talitha Knight) la coppia si promette di superare ogni ostacolo e andare appunto oltre ogni confine.

In“Lontani” subentra invece la triste consapevolezza che, dovunque si vada e comunque sia, in un rapporto a due, in fondo, si rimane sempre distanti e soli.

“Con te”, racconta il momento della crisi. esprime, a dispetto di un arrangiamento molto dolce, rabbia e recriminazione per una storia finita, paradossalmente, nonostante l’amore.

“Canzone a metà “ (meta-canzone – in quanto parla di se stessa – composta da due metà e posta a metà del disco e quindi a metà della giornata) vuole disegnare un momento di evasione solitaria, di malinconico ripiegamento su se stessi, tipico del meriggio (“meriggiare pallido e assorto”, scriveva Montale).

“Cuore” invece è un vero e proprio dialogo con se stessi e con la propria parte sentimentale, quasi un tentativo (assolutamente vano) di ragionare con la propria parte irrazionale.

“Nostalgioia“ parte dall’idea che, se si ha nostalgia di qualcosa che si è vissuto, è perché l’esperienza è stata importante o comunque bella.

Quindi la canzone e il calembour del titolo esprimono l’aspetto gioioso e positivo della nostalgia, e, nel contesto della narrazione, questa nostalgia è rivolta naturalmente verso la persona amata.

“L’ora magica” è l’ora in cui inizia il tramonto, magica in quanto “sembra tutto possibile”, anche innamorarsi o, in questo caso, rinnamorarsi, ma anche riconciliarsi con se stessi e con il mondo circostante.

“Due come noi” è una classica canzone d’amore che esprime quanto sia difficile stare insieme e contemporaneamente preservare il proprio individuale e complesso modo di essere, conciliare le incompatibilità, raggiungere un equilibrio di coppia.

“ Amaranto” è un vigoroso irish folk e dipinge l’ultima fase del tramonto, poco prima della notte, quando il cielo si colora di rosso amaranto e maturano ulteriori consapevolezze, come ad esempio il fatto che “amore è anche amare se stessi per non morire”.

Non necessariamente una sofferta rinuncia alla propria individualità, quindi: se non ami te stesso, in sostanza, non puoi amare nessuno.

“Questa notte”è una canzone al sapore di flamenco spagnolo, tango argentino e vagamente arabeggiante, in cui è racchiuso il sunto di tutto il disco: nel brano vengono ripercorse tutte le fasi della storia, le sue evoluzioni e complicazioni, per giungere finalmente a una più ampia serenità e consapevolezza.

Ciò che mi piace immaginare è che, a questo punto, la storia possa ricominciare di nuovo da capo, come in un ciclo continuo e infinito, ripartendo quindi dal desiderio (o illusione) di libertà dell’introduzione (“Intro”) per riprecipitare nell’incubo della notte, confluire in una ulteriore invocazione di risveglio, e cosi via.

Poiché tutto scorre e i confini tra giorno e notte non sono affatto ben definiti. Esattamente come indefiniti, e indefinibili, sono i nostri sentimenti.

Tutto il disco è completamente e orgogliosamente composto da strumenti musicali veri e suonati da ottimi musicisti.

Si tratta di una scelta stilistica volutamente anacronistica e per certi versi controcorrente, in un’epoca in cui, anche nell’ambito cantautoriale, si producono moltissimi dischi infarciti di strumenti sintetici.

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Chiara Zanetti ha recentemente pubblicato “Testamento blu”. Conosciamola meglio

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Chiara Zanetti è autrice del libro “Testamento blu”pubblicato con Echos edizioni. La storia raccontata è molto profonda…Affascinati da Chiara come persona, abbiamo deciso di conoscerla meglio. 😉 Buona lettura!

TU” in tre pregi e tre difetti, hobby e di cosa ti occupi.

Ciao a tutti e grazie Fabia per l’ospitalità. Immagino non sia semplice descriversi, ma se proprio dovessi farlo seguendo questa traccia, credo che annovererei tra i miei pregi la curiosità, la costanza (che, di questi tempi, è davvero rara) e la capacità immaginativa: non c’è porta che non possa essere schiusa attraverso la nostra fantasia. Per quanto riguarda i difetti, sicuramente il lato meno nobile dell’mmaginazione è l’essere un po’ “per aria”, più frequentemente di quanto possa capitare a persone metodiche e pragmatiche. Poi, senz’altro, la bassa tolleranza alle frustrazioni quando si tratta di offese e scherni gratuiti. Un terzo difetto – seppur non lo consideri del tutto tale – è la cocciutagine. Ma, del resto, si sa, si è testardi nel bene e nel male.

Non ho hobbies al di fuori della scrittura, la lettura e l’ascolto di buona musica. Da questo punta di vista, sono davvero onnivora…

Passo dalla dark wave alla musica cantautorale senza soluzione di continuità.
Al momento, mi occupo di giornalismo e insegnamento, in passato mi sono occupata di comunicazione e di risorse umane.

Il tuo rapporto con il tuo lavoro, ti piace quello che fai? Per te è una passione vera o ti sei adattato al contesto in cui vivi?

Non sono solita adattarmi, anche se alle volte è necessario. Mi piace molto quello che faccio e se dovessi tornare indietro, ripercorrerei tutti gli stadi della mia vita, anche dal punto di vista lavorativo.

Quali ostacoli, se ci sono stati, hai sperimentato durante il percorso e come li hai superati? Cosa diresti a chi comincia un percorso come il tuo. Quanto è stata importante per te la passione che hai messo in quello che stavi realizzando.

Tra gli ostacoli, direi senz’altro chi tenta di approfittarsi delle tue doti offrendo poco o nulla in cambio… Capita spesso con le testate, emittenti radiofoniche e televisive e, ahimé, anche con l’insegnamento. Recentemente, mi hanno proposto di lavorare come insegnante L2 di lingua italiana ad utenti anglofoni, ma non era prevista alcuna remunerazione. Eppure, la mia laurea in Lingue non l’ho ottenuta gratuitamente, tantomeno in termini di sforzi. A chi inizia, consiglierei di scegliere bene con chi fare la classica gavetta, ma poi di essere determinati nel smettere a un certo punto… Insomma, consiglierei di darsi un tempo per sperimentarsi e poi uno con cui passare oltre e chiedere ciò che spetta di diritto.
Senza passione, non regge nulla per me, nemmeno il lavoro.

Il tuo rapporto con la vita, il tuo motto, le tue credenze.

Bella domanda. Ho un ottimo rapporto con la vita, laddove per ottimo intendo di odio e amore. Non esiste nulla che non si regga su queste due polarità, quindi ben venga che sia così. Ho trascorso tanti momenti davvero provanti e difficili nel corso della mia esistenza, ma ho saputo trarne le giuste energie per migliorarmi. Questo credo sia il fine ultimo di ogni cosa, lo sviluppo…  Ripongo fiducia pertanto in ogni spinta propulsiva per affrontarlo e trarne il massimo. Motti, onestamente non ne voglio dire. Scadrei nello scontato…

Il tuo idolo, c’è qualcuno a cui ti ispiri per realizzare la tua vita?

Il mio idolo… Anche qui, ne ho avuti molti in momenti diversi… Attualmente, uno dei miei autori preferiti: Aldo Carotenuto. Psicolo Junghiano, meraviglioso in termini di profondità di vedute…. Ora che mi accingo a cominciare un Master triennale in Counseling, vorrei acquisire anche solo un centesimo delle sue competenze.

Chiara Zanetti il libro, l’opera d’arte, o la trasmissione televisiva/ radiofonica (ecc…) più famosa che avresti voluto realizzare tu.

Il libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa… O le Elegie duinesi di Rilke. Per il resto, non ascolto la radio e non guardo la televisione.

Chiara Zanetti: La tua citazione famosa preferita

Ne ho davvero tante! Mi piace molto la citazione che ho come bio di FB: “We must be kept on our toes by a nameless, shapeless, unlocated hope of achievement・, del sociologogo Gregory Bateson.

Chiara Zanetti, il tuo ultimo “successo” lavorativo, affettivo, quanto è il frutto della tua spontaneità ed esperienza e quanto invece è il risultato di fattori esterni

Io do sempre il meglio di me… Per esempio, a livello formartivo, ho sempre ottenuto il massimo… 100 al liceo, 110 e lode le due lauree, triennale e specialistica, 100 il master in International HR Management… Insomma, qualunque cosa faccia, tento di farla al meglio. Poi, per carità, colleziono anche fallimenti, soprattutto in termini affettivi… Ma credo sia inevitabile. Tutto frutto dell’esperienza e del fattore umano, non mi hai mai regalato niente nessuno. Vado molto fiera del mio primo libro, Testamento blu, edito da Echos Edizioni.

Contatti

aletheiacomunicazione@gmail.com

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Forme di Momòno, singolo di esordio di Edoardo De Santis e Francesco Di Marco

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“Forme” è il singolo d’esordio del duo elettronico Momòno.

 Originari di Viterbo, Edoardo De Santis e Francesco Di Marco si affacciano alla scena musicale italiana con un singolo conturbante e altamente sperimentale.

Che tipo di musica fanno i Momòno e in cosa consiste il loro progetto?

Forme-Momòno è un duo di musica elettronica nato nel 2020, in pieno lockdown, dalla necessità di far musica a 360 gradi senza porsi limite di genere. A caratterizzare il progetto, l’inserimento della voce in lingua italiana in una matrice sonora tipicamente elettronica.

La composizione dei brani è curata da Edoardo, mentre il sound design e il suono vedono Francesco come protagonista. I brani sono composti, mixati e masterizzati presso lo studio 8hertz audio di Viterbo, studio di musica gestito dagli stessi Momòno.
Il live prevede la partecipazione di un terzo elemento, due batterie, drum machines, voci e synth.

A PROPOSITO DI “FORME”, di cosa parla il brano, Ragazzi?

Il brano parla di rapporti logoranti, di chi ha segnato la nostra vita per sempre, indifferente sia stato un compagno, una compagna, un amico, una amica o un parente.
Sia che si tratti di un’esperienza positiva che negativa, le persone condizionano le nostre visioni e i nostri comportamenti anche quando non ci si frequenta più. Le forme che può assumere la loro influenza sono varie, imprevedibili.

Bene! Che dire? Buon ascolto ai lettori di passionevera e… In bocca al lupo ragazzi che possa essere l’inizio di una lunga carriera musicale!

Trovate questo gruppo anche su Spotify

Ecco qui i CREDITS immancabili sul nostro sito 😉
Testo/musica/arrangiamenti: Edoardo De Santis
Prodotto e registrato dai Momòno, presso lo studio 8hertz audio di Viterbo
Mix e master Francesco Di Marco e Luigi Lusini

https://www.facebook.com/momonomusic/https://www.instagram.com/momonomusic/

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“Minuti cantati”una raccolta di brani – curata da Long Digital Playing Srls Edizioni Musicali

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Cosa sono i “Minuti cantati”?

Minuti Cantati sono una raccolta di brani – curata da Long Digital Playing Srls Edizioni Musicali (la startup discografica milanese fondata dal cantautore Luca Bonaffini nel 2018) – interamente dedicata alla canzone d’autore italiana.

Minuti cantati è ancora di più! La chicca che rende unica la raccolta è che si tratta di artisti mantovani, come il produttore Bonaffini!

Ci riferiamo a cantautori storici come:

  •  Flavio Oreglio (divenuto noto all’inizio del nuovo millennio come il poeta catartico di Zelig ma che, in realtà, pubblica album dagli anni Ottanta)
  •  Gianni Mocchetti(chitarrista di Battiato e autore di canzoni
  • il modenese Davide Marchi (uno dei personaggi più interessanti del nuovo rock melodico Made in Italy)
  •  Mario Marco Farinato (vincitore del concorso La settima nota 2020 , che si è svolta a Mantova la scorsa estate).

Tra i songwriter ritroviamo:

  • Paolo Baldoni
  • Frankie B., song-rapper d’autore poco più che ventenne;
  • spunti di cover, in realtà tributi veri e propri, quelli di Patrizia Piola (che omaggia Dalla)
  • il duo A-TRE(l’accoppiata Montanarini-Mantovani che a sua volta reinterpreta Guccini);
  • immancabili citazioni religiose quelle di Renato Bottura (omaggio di fede cristiana in tema appunto natalizio)
  •  Stella Bassani(con riferimenti biblici alla Terra di Israele).
Minuti cantati

Luca Bonaffini, cosa rende unica questa raccolta?

“Non ho mai amato le compilation contestuali e tematiche, nemmeno quando ero un puro e semplice ascoltatore. Temevo fosse un modo per riciclare materiale vecchio, in attesa di un nuovo che tardava ad arrivare   e ho sempre cercato l’inedito anche in veste di produttore.

Questo album, però, più che rivolto al grande pubblico (che comprerà sicuramente Mina, Sinatra e i classici) è una strenna che abbiamo voluto fare ad alcuni dei nostri artisti che, in maniera diversa, hanno creduto ancora nella mediazione discografica, ovvero in un’etichetta che seppur piccola, svolgesse parte di quel lavoro che l’artista non dovrebbe fare e che invece spesso si ritrova costretto a mettere in pratica. A loro va il nostro grazie e la nostra riconoscenza. Senza di loro non potremmo esistere”

www.longdigitalplaying.com

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