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Fabia Tonazzi

Stefano Barotti: Il grande temporale

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STEFANO BAROTTI: IN USCITA IL 10 OTTOBRE PER LA STANZA NASCOSTA RECORDS

Stefano Barotti

IL GRANDE TEMPORALE, REGISTRATO TRA L’ITALIA E GLI STATI UNITI CON UN CAST MUSICALE D’ECCEZIONE.TRA GLI OSPITI SPECIALI: JOE E MARC PISAPIA, JONO MANSON, MARK CLARK E JOHN EGENES.

In uscita il 10 ottobre su tutte le piattaforme digitali “Il grande temporale”, quarto disco ufficiale del cantautore Stefano Barotti.

Stefano Barotti e il suo ultimo album-L’album, distribuito da “La Stanza Nascosta Records” di Salvatore Papotto, è disponibile anche in formato fisico, sia nella versione CD che in vinile.

Registrato tra l’Italia e gli Stati Uniti, “Il grande temporale” è estremamente ricco dal punto di vista della produzione e delle sonorità e annovera un cast musicale d’eccezione.

Tra gli ospiti speciali (dagli Stati Uniti e non solo)- racconta il cantautore- Joe e Marc Pisapia, Jono Manson, Mark Clark e John Egenes.

Alla produzione artistica hanno partecipato Fabrizio Sisti (prezioso il suo contributo alle tastiere, al piano, ai sintetizzatori e all’organo Hammond), Alessio Bertelli, ingegnere del suono, e il batterista Vladimiro Carboni.

Mi piace ricordare anche Marco Giongrandi (chitarra elettrica e banjo), Max De Bernardi (chitarre) e Paolo Ercoli (dobro e mandolino).

Due le voci femminili, la bravissima Veronica Sbergia e l’esordiente Laura Bassani.
Gli arrangiamenti e la direzione degli archi sono stati curati da Roberto Martinelli.

Hanno preso parte al lavoro anche Roberto Ortolan (recentemente scomparso, N.d. R.), alla voce e alle chitarre, Nico Pistolesi (piano), Davide L’Abbate (chitarre) e Vittorio Alinari (sax soprano e clarinetto basso.)

 Le linee di basso sono di James Haggerty e Luca Silvestri; al contrabbasso Pietro Martinelli e l’amico Matteo Giannetti.

Il grande temporale, dalle atmosfere marcatamente Seventies, consacra Stefano Barotti come musicista a tutto tondo, lontano dai rigidi schemi del cantautorato tradizionale.

Tipicamente barottiano nelle tematiche e nella narrazione testuale, innova fortemente nelle architetture sonore e negli arrangiamenti, con l’introduzione di accenti progressive rock.

Le canzoni -racconta Barotti- respirano in modo diverso, come se la mia musica fosse stata investita da un autentico  “cambiamento climatico”.

Quasi un rito di passaggio, come il grande carnevale citato nella title track.

La mia intenzione nella “canzone”-prosegue- non è cambiata molto, sono sempre io. Ma ho decisamente rinnovato il mio “guardaroba musicale”, cucendo addosso ai brani vestiti inediti.

Circonfuso da un’aura deliziosamente vintage, Il grande temporaletrascende la folk song abbinando l’impiego di sintetizzatori e chitarre elettricheà la Wilco (si ascolti la title-track) a felici divagazioni jazzy (Enzo, Tutto nuovo), tentazioni reggae (Painter Loser) e riusciti echi blues.

Celebrazione crepuscolare del quotidiano e sguardo visionario si intrecciano in un album sorprendente e percussivo come un temporale.

Un viaggio di scoperta, di disobbedienza e libertà (con uno slancio rivoluzionario affine a quello di Jannacci, non a caso omaggiato in Enzo), in bilico tra retrospettiva nostalgica e vertiginosa proiezione, divertissement (Mi ha telefonato Tom Waits) e topical songwriting (Marta, Aleppo).

Stefano Barotti

contatti di stefano barotti :

  • Bio: https://www.stefanobarotti.net/biografia.php
  • Discografia: https://www.stefanobarotti.net/discografia.php
  • sito: https://www.stefanobarotti.net/press.php
  • Link social: Fb: https://www.facebook.com/stefanobarotti Instagram:https://www.instagram.com/stefanobarotti/?hl=it

Il grande temporale

Storia di un amore elettrico, di quelli impossibili, misteriosi e irrazionali, che ci spingono a
disobbedire al come ci hanno insegnato i sentimenti. Lei gli alzò il volume del cuore, e lui la fece
ballare tutta la notte in un dopocena estivo, dopo il morire delle ombre. Entrambi si tuffarono senza
paracadute dalle cime dei sentimenti, dove gli occhi, il cuore, le mani e la bocca vinsero sul
cervello e la razionalità nel sentire qualcuno accanto.
La canzone si divide in tre tempi, diversificati dall’arrangiamento, la melodia, e l’intenzione vocale.
Il primo è più intimo,“il seme” di un qualcosa che sta nascendo, il secondo invece rispecchia
l’incontro e il mescolarsi l’uno con l’altra. Nel terzo tempo- il più esplosivo-è come se i due amanti
si trovassero dentro un grande temporale. E senza ombrello, né impermeabile e neppure un riparo.
Si lasciano bagnare, si lasciano andare a quel grande temporale, a quel grande carnevale che
chiamano amore.

Painter Loser

Guadagnarsi il pane,“when the music don’t pay”. Questo è uno dei grandi problemi di chi in Italia fa
musica. Ma non solo, penso anche agli attori, i ballerini, i pittori, a tutto il mondo dell’arte in genere.
Spesso chi si occupa di questo è costretto nel tempo ad abbandonare la propria passione per
passare ad altro o ad escogitare una serie di modi per mettere qualcosa in frigo. L’Italia non è
decisamente un paese per creativi. Per lunghi periodi ho fatto solo il musicista, in altri mi sono
adeguato ad altro. (anche perché un po’ mi piace). Imbiancavo case; entrare nelle stanze, nelle
vite delle persone è una cosa che mi affascina. E ho anche un discreto amore per questo lavoro,
che aldilà di tutto mi rende libero artisticamente.

Spatola e spugna

Parliamo di calcio, quello vero. Uno sport che abbiamo perduto e che probabilmente non tornerà
più con la poesia di un tempo.
Paolo è un operaio, precario. Tifoso dell’Inter e fidanzato con Silvia. Sogna un biglietto per una
finale di Coppa Campioni, ma soprattutto sogna un lavoro sicuro.
La canzone racconta del calcio a cavallo tra il 1978 e il 1988.
Dieci anni in cui le squadre italiane erano ricche di campioni ma soprattutto di giocatori che
rispecchiavano il tifoso. Ci innamoravamo tutti del calcio in quei tempi. Oggi lo amiamo ancora ma
non è più la stessa cosa. Nella canzone parlo di un giocatore che adoravo, Evaristo Beccalossi.
Nel ritornello vengono citati Altobelli, l’avvocato Prisco-grande tifoso interista- e Bersellini,
l’allenatore sergente di ferro che portò l’Inter alla conquista dello scudetto nel 1980.
Paolo ricorda i racconti del padre, anche lui di fede interista. Le domeniche insieme a seguire i
colori nero-azzurri, gli aneddoti domenicali di quando salvò un giovane Ivano Bordon dalla pioggia
mentre si recava agli allenamenti o di quando, in treno, strinse la mano al sergente di ferro. Come
nelle squadre di quei tempi- dove erano consentiti solo due/tre stranieri nella rosa-anch’io in questa canzone ho messo in campo John Egenes alla pedal steel, Jono Manson alla chitarra elettrica e tenore e Mark Clark alle percussioni. 

Tra il cielo e il prato

Se dovessimo incontrare il bambino che siamo stati gran parte di noi dovrebbe chiedergli scusa per come sono andate le cose. Ci dimentichiamo l’innocenza, la generosità, la voglia di vivere, e i sentimenti liberi, diventando, negli anni, qualcosa di diverso da quello che siamo o potremmo essere.

Ogni tanto dovremmo fare come per il cambio degli armadi e rinnovarci.

Cambiare pelle come fa il serpente. Essere curiosi e vivi. Ma dovremmo anche ricordarci di lui, del bimbo che eravamo. Non tradirlo. Accoglierlo, e essergli grati per tutta quella voglia di correre incontro al mondo.

Nel suono dei tasti affiora il mio amore per i Beatles. Tornano le accordature aperte nelle mie chitarre, e due ospiti speciali: James Haggerty al basso, e la chitarra elettrica di Joe Pisapia a chiudere il cerchio.

Aleppo

Una donna, suo figlio di pochi anni. Una casa in preda ai bombardamenti. La percezione di lei che non potrà proteggere il suo piccolo ancora per molto. Da angelo custode sta diventando solo il suo scudo, a proteggerlo da un soffitto che sta tremando e promette di cadere ad ogni passaggio di aereo. Solo polvere e tuoni di bombe, solo la luna nella finestra più lontana della casa a ricordargli che fuori c’è ancora un mondo, un cielo, la vita.

Sarebbe bello domani poter uscire senza paura e quella luna poterla guardare. E che venga il giorno in cui parlare di guerra sarà come si fa per i dinosauri. Un qualcosa di estinto, e che non tornerà.

Stanotte ho fatto un sogno

“…Chi non c’è, chi mi manca occupa casa e letto…” come cantava Piero Ciampi “la tua assenza è un assedio”. 

Un tuffo nostalgico di tre minuti a raccontare l’assenza di qualcuno.

E’ uno dei momenti del disco a cui sono più affezionato. Impreziosita dalla direzione d’archi di Roberto Martinelli, Stanotte ho fatto un sogno rispecchia perfettamente il mio scrivere canzoni.

Alle chitarre il mio amico Roberto Ortolan, scomparso ad aprile 2020. Una coincidenza particolare, che sia stata proprio questa l’ultima canzone nella quale ha registrato.

Mi ha telefonato Tom Waits

Altro omaggio presente nel disco è questo brano dove cito Tom Waits, ma soprattutto la sua prima opera “Closing time”, disco che mi ha profondamente influenzato ed emozionato.

La canzone è un thriller dove immagino una telefonata con Waits, che mi suggerisce di far fuori il dj che importuna e corteggia la mia fidanzata. Un vecchio musicista mi raccontava che secondo lui ogni volta che un DJ usa la frase “ieri sera ho suonato” a qualche musicista nel mondo succede qualcosa di spiacevole. Da questo ho preso spunto per raccontare il rapporto tra chi suona e chi invece mette dischi. Ma è solo uno scherzo. A me i Dj stanno simpatici, e il loro è un lavoro vero come quello dei musicisti. Per l’occasione ho scomodato due amici, grandi musicisti nonché grandi anime: Max De Bernardi e Veronica Sbergia.

Fondamentale nel brano l’intervento, ai sintetizzatori, di Fabrizio Sisti, che ha dato un supporto importante all’arrangiamento.

Quando racconterò

Canzone nata a Berlino, durante un viaggio senza data di ritorno. La partenza, il viaggio, una nuova pagina bianca dove scrivere giorni nuovi. Sentirsi cambiati spolverandosi gli occhi con nuove realtà visive. E poi la sensazione delle ali, del non tornare. Prendere le distanze dalle proprie impronte guardandole dall’alto, sentendosi quasi un alieno nella propria astronave.

Mettere insieme i propri errori e farne un materasso per le notti a venire. L’idea che qualcuno ci stia aspettando, ma non è chiaro se quel qualcuno lo ritroveremo nel passato o nel futuro.

Nella canzone accordature aperte delle chitarre resofonica e acustica richiamano la nostalgia Drakiana; il sax soprano e il clarinetto basso di Vittorio Alinari sottolineano l’atmosfera crepuscolare.

Enzo

Enzo Jannacci è stato un rivoluzionario della musica italiana. Ha preso la forma della canzone e l’ha scardinata, creando un qualcosa di eccezionale e spingendola oltre i confini. Tra i tanti che sono partiti è quello che ha lasciato il vuoto più grande a mio giudizio. Capitava, dopo un mio concerto a Milano, di dormire a casa di un amico che viveva nello stesso palazzo di Enzo Jannacci. Rientrati a casa a tarda notte cercavamo la macchina di Enzo (una 127 rossa) e, una volta trovata, ci fumavamo l’ultima sigaretta accanto a questa. Gli arrangiamenti e le sonorità della canzone sono un tentativo di richiamo al suo fare musica. Semplicità e intenzione. Protesta e ironia nel testo.

Marta

La violenza sulle donne è una delle cose più infami di cui l’uomo, “il maschio”, è capace.

Un mistero come riesca a scendere così in basso, più in basso della bestia; uccidendo perché convinto che una donna sia di sua proprietà. 

Marta è una donna coraggiosa, ha un lavoro, dei figli, le piace cantare. La sua storia è quella di molte altre donne vittime di femminicidio. E’ decisamente una canzone di denuncia.

Un momento del disco di profonda riflessione per Stefano Barotti.

Tutto nuovo

Stefano Barotti afferma: Questa è la La Lullaby del disco. Scritta appena appresa la notizia dell’arrivo di Arturo. Mio figlio.

Tutto nuovo è arrivata di getto, immaginando come sarebbe cambiata da lì a poco la mia vita. Anche nelle piccole cose quotidiane. Cerco di descrivere come mi sono sentito. La sensazione è stata quella di essere finito dentro una specie di bolla, dove tutto si dilata e rallenta e perdi definitivamente il diritto al suicidio.

La spesa, la scelta di un nome, un vecchio film e un nuovo quadro all’ingresso di casa. Aspettando Arturo, che oggi ha 5 anni e questa canzone già la canta.

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Fabia Tonazzi

Giusy Scattarelli autrice di TI CHIAMERO’ ACQUAMARINA, edizioni Florestano si racconta su passionevera

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Giusy Scattarelli ha scelto un nome per il suo libro che mi ha personalmente incuriosito, non potevo non intervistarla e chiederle di parlare di se stessa e della sua passione vera! Vediamo cosa ci ha risposto 😉 Buona lettura!

“TU” in tre pregi e tre difetti, hobbies e di cosa ti occupi.

I miei difetti sono sicuramente l’essere schiva, irritabile, distratta e confusionaria. La ritrosia, nella misura in cui mi ha frenato, innumerevoli volte, dal realizzare le mie aspirazioni; l’irritabilità, perché mi ha impedito di mediare molte situazioni e l’essere distratta e confusionaria, perché molto spesso questo difetto ha disperso le mie energie.

I miei tre pregi? Sono certamente l’allegria, l’ottimismo, la voglia di risolvere subito i problemi. L’allegria, perché vince la mia ritrosia e trascina chi mi sta accanto; l’ottimismo, perché mi fa vedere in rosa la vita; la voglia risolutiva di saltare subito gli ostacoli, perché mi facilita nei tentativi di trovare una soluzione. Ho studiato giurisprudenza e lavorato per qualche tempo in una società finanaziaria, ma attualmente mi dedico alla mia famiglia, riuscendo a trovare il tempo per coltivare le mie passioni e i miei hobbies. Ho tantissime passioni, proverò a ricordare le principali.

Partiamo dalla passione più grande, l’amore per la musica: mi piace ascoltarla sia registrata che dal vivo, talvolta mi piace suonarla. Per l’arte ho un’attrazione fatale, riesco a turbarmi e commuovermi davanti alle mie opere d’arte preferite: penso che alla fine mi prenderò una laurea in Storia dell’Arte, è uno dei miei sogni da realizzare.

Mi piace sognare a cinema e a teatro; amo la natura, sia marina che montana, le escursioni e le passeggiate. Mi piace bazzicare per i mercatini dell’antiquariato, perché mi affascinano gli oggetti antichi.

Eccetera…Passiamo ai miei hobbies: amo disegnare con matite, pennarelli, crete grasse e acquerelli, lavorare a maglia, assemblare orecchini, collane e bracciali con piccoli minerali e lacci di cuoio, e creare presepi in cartapesta (mi piace realizzare masserie pugliesi), modellare piccoli oggetti d’argilla…adoro il giardinaggio e circondarmi di fiori e piante.

Lavoro in casa, mi dedico alla mia famiglia; da sempre ho amato leggere libri e poesie e scrivere poesie fin dalla tenera età, poi lettere e racconti. Solo in tempi più recenti ho cominciato ad occuparmi più seriamente di narrativa.

Il tuo rapporto con il tuo lavoro, Giusy ti piace quello che fai? Per te è una passione vera o ti sei adattato al contesto in cui vivi?

(Se si parla del lavoro casalingo, me lo sono scelto e lo faccio con piacere, ma è chiaro che non esaurisce le mie possibilità. Non mi dispiace infatti fare ciò che esula dalla ripetitività e completa la mia personalità). Il lavoro da scrittrice è neonato e mi sorprende: certamente mi piace.

Nasce dalla scoperta relativamente recente del mio “bernoccolo letterario”, cui non ho saputo dare subito credito: ho scritto da sempre, sin da quando ero ragazzina.

Scrivevo poesie, lettere, “sfoghi” letterari, ho esercitato a lungo questa passione in modo dispersivo, senza individuarne le reali possibilità di realizzazione: non ho mai scritto una storia compiuta fino ad una quindicina d’anni fa, quando ho avuto la prima ispirazione per un racconto, cui sono seguiti altri, ma non ho fatto uscire nulla dal mio cassetto.

Ho ritentato più tardi, perché evidentemente i tempi dovevano maturare: nel periodo del lock down ho composto questo libro. Il contesto in cui vivo mi lascia libera di esprimermi e di organizzarmi come meglio credo; dopo aver provato le mie varie passioni, a turno, quella della scrittura mi appassiona e mi emoziona costantemente, è una passione autentica, forse quella in cui riesco meglio perché risponde ad una delle mie aspirazioni più profonde.

Giusy, quali ostacoli, se ci sono stati, hai sperimentato durante il percorso e come li hai superati? Giusy, cosa diresti a chi comincia un percorso come il tuo. Quanto è stata importante per te la passione che hai messo in quello che stavi realizzando.

Lungo il mio percorso ho trovato degli ostacoli rappresentati dalle indecisioni e insicurezze dovute principalmente alla mia inesperienza ed alla scarsa fiducia in me stessa: non ho mai saputo cercare né procurarmi le occasioni e la motivazione giusta per tentare le carte che volevo giocare.

Questo mi ha fatto perdere tanto tempo e persino il mordente per continuare a credere in quello che mi piaceva da sempre fare: scrivere.

Poi finalmente le cose sono cambiate…è arrivata l’ispirazione, netta, potente, irresistibile come il canto delle sirene.

Cosa dire a chi inizia un percorso come il mio? Consiglierei umilmente, considerando che sono una neofita in questo settore, di credere immediatamente in se stesso e andare avanti, senza perdere mai l’entusiasmo, perché se un sogno è valido e perseguito con passione prima o poi trova la sua realizzazione, viene compreso nel suo valore.

È quello che è successo a me: finchè non ho creduto a sufficienza in ciò che facevo e volevo fare, non ho avuto abbastanza passione e grinta: poi invece è arrivato il momento giusto, quando ho scritto questo libro la passione era tale da fondermi in un’unione simbiotica con ciò che stavo scrivendo, convincermi magicamente a crederci totalmente.

Giusy Scattarelli, il tuo rapporto con la vita, il tuo motto, le tue credenze.

Il mio rapporto con la vita è di profondo rispetto e amore per essa, è tutto ciò che veramente abbiamo e che conta: è bellissima e irripetibile. Pure con le sue terribili batoste ed incognite, vale la pena d’essere vissuta fino in fondo con immenso rispetto, possibilmente senza sprecare tempo inutilmente pensando di averne sempre tanto davanti. Ho parecchi motti, con i quali incito me stessa e le persone che sono intorno a me: “Ogni lasciata è persa”, “Deve passare la nottata”, “Finché c’è vita c’è speranza”…e specialmente quest’ultima fa al caso mio…

Cito questi motti per ricordare soprattutto a me stessa che non bisogna mai rinunciare alle occasioni che la vita ci offre, pensando di avere in seguito la stessa possibilità di coglierle al volo, perché questa occasione può non ripresentarsi più; inoltre, per non lasciarsi abbattere da tutte le difficoltà che sembrano durare per un tempo infinito e infine, per non attaccare mai al chiodo le proprie aspirazioni ed i propri sogni.

Giusy, il tuo idolo, c’è qualcuno a cui ti ispiri per realizzare la tua vita?

Generalmente non ho un idolo a cui ispirarmi, ma tante persone che ammiro e di cui mi piacerebbe seguire le orme. Se posso citare un personaggio che mi ha sempre affascinato per la sua lucidità e per il fatto di aver vissuto una seconda vita lavorativa è l’ineguagliabile Andrea Camilleri.

Giusy il libro, l’opera d’arte, o la trasmissione televisiva/ radiofonica (ecc…) più famosa che avresti voluto realizzare tu

Ci sono moltissimi libri che ho amato, nel passato e nel presente, che avrei voluto scrivere. “Viaggio al centro della Terra”, “L’isola misteriosa”, “Ventimila leghe sotto il mare”, “Caos calmo”, “Fahreheit 451”…..Tanto per citare qualcuno dei miei preferiti, ma ne ho letti tanti…

Lo stesso vale per le opere d’arte che avrei voluto realizzare, sono certo più d’una: buona parte delle tele rinascimentali, da Piero della Francesca (Pala di Brera, La Flagellazione), ad Andrea Mantegna (La Camera degli Sposi), a Leonardo, a Botticelli, ecc. per arrivare più tardi al meraviglioso Caravaggio, e più recentemente a Paul Gauguin, Van Gogh ecc.

La trasmissione, sottovalutata e poco famosa in verità, che avrei voluto realizzare è “Italia da stimare”, del 2015, ideata e condotta da Massimiliano Pani e Marco Cerbella: una chicca! Un viaggio nei mercatini dell’antiquariato, altra mia grande passione…altrimenti la ben più famosa “Tale e quale show”, che mi distende e diverte moltissimo! Insomma una trasmissione musicale…ma non disdegnerei una trasmissione divulgativa, che si occupi di arte o di scienza, come “Ulisse” o “Sapiens”, o specializzata, come le belle trasmissioni di Rai5.

La tua citazione famosa preferita

Faber est suae quisque fortunae (Ciascuno è artefice della propria fortuna), attribuita a Sallustio.

Il tuo ultimo “successo” lavorativo, affettivo, quanto è il frutto della tua spontaneità ed esperienza e quanto invece è il risultato di fattori esterni

Il mio ultimo “successo” è in realtà il primo, anzi spero che sia veramente tale: questo dipende dai lettori. In ogni caso sarà stato comunque bello giocare.

Se devo parlare di un successo di questo lavoro, è sicuramente affettivo, perché l’ho dedicato alle persone che amo, è sicuramente frutto della mia spontaneità e della mia esperienza di vita, che mi permette di essere più saggia ora e di poter capire cosa avrei dovuto fare, senza però rimpiangere, pensando invece a cosa posso ancora fare.

Se dobbiamo valutare l’incidenza di fattori esterni su questo lavoro che sto presentando al pubblico, certamente un influsso esterno c’è stato ed è quello dell’isolamento dovuto al lock down. Scrivere questo libro è stato il gesto più scaramantico che avessi potuto fare in quel momento, quando c’era l’angoscia e contemporaneamente la speranza di poter tornare ad una vita normale, anzi addirittura migliore di quella di prima. Si credeva fermamente che questo terribile momento avrebbe insegnato a molti le vere priorità, e avrebbe cancellato le sovrapposizioni e gli orpelli inutili.

Così non è stato, almeno non immediatamente, infatti ci ritroviamo nella stessa situazione: ma sicuramente a lungo andare ci insegnerà qualcosa. A me resta solamente da dire che nella disperazione e nella fobia che ci ha attanagliato sono riuscita a trovare nella magia della scrittura la forza non solo per uscire da quel quotidiano allucinante o noioso, ma addirittura quella determinazione per uscire fuori da mio guscio che m’impediva d’avere fiducia in me stessa, e lanciarmi.

Contatti: giusy scattarelli facebook

L’articolo Giusy Scattarelli autrice di TI CHIAMERO’ ACQUAMARINA, edizioni Florestano si racconta su passionevera proviene da Passione Vera.

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Fabia Tonazzi

MoranDiX ci presenta Karma che uscirà il 12 Dicembre

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Moran DiX esce con un nuovissimo singolo sul suo canale YouTube!

La cantante MoranDix questa volta ci omaggia con uno dei singoli di punta del suo primo album che verrà pubblicato su tutti gli store il 12/12/2020 e porta il titolo “Karma”.

Il singolo cantato da MoranDiX in questione è un brano carico di erotismo, passione e sfumature intriganti. Il brano si chiama infatti “You want me”.

You want me è un brano maturo che rispecchia sensazioni che ancora si scaturiscono profondamente su di me, un brano forse riflessivo e molto trascinante che probabilmente rispecchia molto anche le sensazioni di altre persone, mi definisco come un arma da saper maneggiare dove posso esserti cara ma posso anche procurarti molto dolore, secondo le parole dell’artista.

Che tipo di brano è quello di MoranDix?

Il sound è elettronico ma con un tocco sofisticato: ti catapulta in una dimensione “apparentemente” rilassante per poi passare ad un ritornello calzante che riesce a farti scattare in piedi.

MoranDix, dove è possibile ascoltarlo?

Sicuramente su piattaforme come Youtube

Non mancano ovviamente i web links:

https://www.youtube.com/channel/UCizJdVgzJJrjxvfiSTOaSgA

https://www.instagram.com/moran_dix/

https://darkangel845593380.wordpress.com/

https://www.facebook.com/Morandixdix/

https://open.spotify.com/artist/5jdOFBsZ4cECOLFW7L7AJu

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Fabia Tonazzi

Giordano presenta “Nell’immensità del cielo”

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Rocco Giordano e il suo ultimo singolo- Il 10 Dicembre 2020 esce il videoclip ufficiale di “Nell’immensità del cielo” del cantautore e chitarrista romano Giordano, all’anagrafe Rocco Giordano,  tratto dal recente EP “LOCKDOWN”, promosso da Free Club Factory.

Il nuovo video è una produzione del laboratorio creativo di idee FREE CLUB FACTORY per la regia di Leonardo Angelucci e Matteo Troiani, con protagonista la modella Virginia Moretti e lo stesso Giordano in un cameo finale.

Il video è stato girato interamente a Monterotondo, tra le strade del centro e il borgo storico. Il brano che chiude il concept album del cantautore, ci regala dei paesaggi immaginari, delle visioni bucoliche e naturalistiche volutamente messe in contrapposizione con i frame del videoclip, stilisticamente filmato in una situazione urbana.

Il viaggio verso la soluzione, la speranza delle liriche dunque, restano allegoriche, solamente nei pensieri della protagonista e in quelli dell’ascoltatore, catapultato in questa dimensione onirica.

L’EP è stato concepito durante gli estenuanti momenti di isolamento della quarantena, prodotto, missato e masterizzato da Matteo Suale, partendo dai testi scritti da Gianni Manetti e le musiche composte ed eseguite interamente da Rocco Giordano.

L’uscita del mini-album su tutti i digital store è stata accompagnata da un video sul canale YouTube dell’artista, realizzato da Nicolò Piccioni, “Lacrime al sole”, e successivamente da un lyric video del brano L’ultimo bacio realizzato da Free Club Factory. L’EP segna un nuovo traguardo nella carriera cantautorale di Giordano, iniziata negli anni 90-2000 con vari progetti musicali ed esperienze come tecnico del suono e chitarrista.

Oggi torna sulla scena musicale italiana in veste di cantautore ed interprete, dopo diversi anni dalla fine del suo ultimo progetto discografico, con una rinnovata freschezza di testi e una produzione musicale che strizza l’occhio al folk rock e al songwriting americano, non disdegnando un trattamento della voce più moderno con l’utilizzo di processori vocali e versi tra il recitato e il rap.

“LOCKDOWN” fa riflettere sulla quotidianità immobile che abbiamo vissuto durante la quarantena, senza però lasciare l’ascoltatore con l’amaro in bocca, grazie al concept dell’EP che si conclude con una positiva curva di buon auspicio, dai primi enigmatici brani più cupi fino a quelli più liberi e risolutivi.

Dice l’artista:

“Nell’immensità del cielo è il brano che ha dato vita al progetto dell’EP. Nasce dall’esigenza di comunicare e per fare questo da vita ad un viaggio introspettivo che continua per tutto il concept album, posizionandosi poi alla fine della tracklist, come degna conclusione.”

CREDITI

Produzione video: Free Club Factory

Regia, riprese: Leonardo Angelucci & MAtteo Troiani

Montaggio e Color: Leonardo Angelucci

Con Virginia Moretti e Rocco Giordano 

Musiche: Rocco Giordano

Testi: Gianni Manetti

Chitarra e voce: Rocco Giordano

Produzione e mastering: Matteo Suale

Art&Painting: Alessandra Chicarella

Graphic Design: Fabio D’Achille

Press: Free Club Factory

BIOGRAFIA

Riceve una batteria in regalo a soli cinque anni, Rocco Giordano, a nove prende già lezioni, a quattordici ruba la chitarra al fratello minore, invertendone le corde perché  mancino, comincia  a suonare “per caso” questo strumento.

Ma forse nulla è casuale in questa storia: Rocco cresce a contatto con la musica frequentando un negozio di dischi a Perugia, sua città natale; il negozio è di amici di famiglia che gli permettono di immergersi in quel luogo magico, per ascoltare e copiare dischi su dischi.

Ormai adolescente torna a Latina, dove sceglie uno dei grandi amori della sua vita, l’heavy metal, si unisce a band di metallari – a sedici anni ha il permesso di andare a vedere il suo primo “Mosters of Rock” a Norimberga – e suona in varie formazioni, tra cui i “Wilding”, alle feste dell’Unità e in diverse manifestazioni organizzate nel capoluogo pontino.

A vent’anni è la volta dei “Garbages”, band di Roma, con cui va in tourneè in Finlandia, poi gli “Epoca 2000” in provincia di Crotone, gli “Alta tensione” di nuovo a Latina: in questo periodo esce il suo primo EP “Rocco e suoi fratelli”.

Contemporaneamente lavora come tecnico del suono sui grandi palchi della musica leggera italiana, con artisti come Laura Pausini, Riccardo Cocciante, Umberto Tozzi, Enrico Ruggeri, ma non smette mai di studiare; è il 1995, Rocco decide di trasferirsi nella Capitale, frequentare una scuola per chitarra di matrice americana, unirsi ad un gruppo di artisti di strada, “Le mani tese”.

Passano un po’ di anni, e la vita a Roma lo porta a barcamenarsi in tanti lavori diversi, che poco o nulla hanno a che fare con la musica: ma quello che è un amore non può finire. È il 2006, un grande negozio romano di musica, a fine giornata, sta chiudendo le saracinesche, lui entra e compra una chitarra “Echo” modello “Stratocaster”; ancora una volta, come da ragazzino, inverte le corde e comincia a suonarla.

È l’inizio di una nuova fase, si iscrive al laboratorio di produzione musicale di Tony Carnevale e alla scuola di musica jazz “Imusicschool” diretta da Angelo Schiavi

Si  trasferisce nel reatino, a Forano, per frequentare il corso di formazione per tecnici del suono “1,2,3, prova, ascoltare, registrare, riprodurre” dove si diploma con il massimo dei voti. Gira in lungo e largo la Sabina, si esibisce con il “Gruppo resident de La Centrale”, e, all’inizio del 2018, fonda, insieme ad Andrea di Michele, il duo semiacustico “AndyRock’s”, suonando pezzi storici della musica italiana e internazionale degli anni Settanta, Ottanta e Novanta.

Finalmente, nel 2018, ciò che per anni ha accumulato emerge con artistica prepotenza, e nel 2017 Rocco scrive le sue, di note.

Quattro canzoni vedono la luce il 27 febbraio 2018 all’interno del nuovo EP “Virgole” in tutti gli store digitali sia in Italia che in altri venticinque  paesi nel mondo, e il 9 marzo 2018 anche su supporto fisico, autoprodotto, con contenuti extra rispetto alla versione digitale.

I provini del disco, chitarre e voce di Rocco Giordano, sono registrati presso i MarcoStudyos di Marco Gentili presente nel disco con basso e tastiere, mentre il resto del lavoro è registrato al Madcap studio, con  Gianfranco Tassella, fonico del Teatro dell’Opera, in veste di produttore, arrangiatore, fonico e batterista, con gli interventi chitarristici aggiuntivi e i cori di Carlo Melodia, le tastiere e i cori di Andrea di Michele, ed il basso in “Babe d’estate” di Fausto Casara.

  I suoni di sottofondo della versione CD sono del Sound designer toscano Matteo Bendinelli. Ancora, con Marco Gentili e Massimo Morici Rocco registra le chitarre per alcune canzoni dei “Famosenà”

Giordano

TESTO 

NELL’IMMENSITA’ DEL CIELO

Non siamo stati inutili nel grande mare oceano

 Come correnti torride che un giorno si riabbracciano

Di nuovo e ancor di più io questo so di noi 

Un amore la buio fatto di pelle senza le stelle

Per poi riprenderci nel grande oceano mare

Seguire scie lontane ai tropici o all’equatore

Sarà burrasca in mare ballerà fra le onde

Cercherò le tue mani insieme a evaporare

Saremo nuvole e pioggia dal cielo

E per tornare al mare nel grande oceano mare

E per riprenderci rischiando d’affogare

A correnti inverse a tropici e all’equatore

Di nuovo e ancor di più io questo so di noi

Un amore al buio fatto di pelle senza le stelle

E quel giorno verrà si e quel giorno verrà

Ed avrà un senso lacrime e sangue perso

Anche se adesso non penso e cerco solo te

Tra il cielo il mare e tra l’onda la nuvola più bizzarra

All’orizzonte che sta per tramontare

All’orizzonte che sta per tramontare

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https://www.roccogiordano.it/

L’articolo Giordano presenta “Nell’immensità del cielo” proviene da Passione Vera.

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